CASERA 2010  A SUMMAGA


Sulla spianata dell'Abbazia Benedettina di Summaga si è svolta, Martedì 5 gennaio 2010,  la tradizionale festa della "Casera di Summaga".
Un tempo umido è un terreno fangoso non ha fermato i costruttori della Casera che per giorni hanno continuato a raccogliere materiale per la realizzazione del tradizionale falò.
Quest'anno la nuova Corte Abbaziale dedicata a Don Pietro Marson, il nuovo parcheggio in centro al paese e la presenza del capannone riscaldato ha dato un qualcosa in più alla festa, anzi di fondamentale viso che il tempo non è stato dei migliori e verso fine serata si è messo a piovere.
La Casera di Summaga non vuole superare nessun record, per Noi resta un simbolo legato alla tradizione.



L'Epifania è una festa religiosa che deriva da un termine greco che significa rivelazione. È, infatti, in questo giorno che Gesù bambino si rivelò come figlio di Dio ai tre Magi.
Ma, chi erano costoro? Erano Baldassarre, Melchiorre e Gaspare, tre sapienti che provenivano dalle lontane terre d'Oriente. Si erano messi in cammino guidati da un astro splendente, una stella cometa, che mai prima aveva fatto apparizione nel cielo. Lo studio di questo insolito fenomeno li aveva avvisati che qualcosa di realmente grande stava per accadere. Così avevano consultato molti libri e in uno di essi trovarono questa profezia:

"Nascerà da umile dimora un bambino che diverrà il Salvatore del mondo, il Re dei re! Al suo apparire ci saranno schiere di angeli ad accoglierlo sulla terra e si verificheranno cose mai viste prima".

Così i tre uomini avevano deciso di seguire la singolare stella per rendere omaggio a quel bambino salvifico. Portavano con sé tre doni simbolici: l'oro, l'incenso e la mirra. L'oro perché era il dono che veniva riservato ai sovrani; l'incenso perché era bruciato solo in onore delle divinità; la mirra che in antichità veniva utilizzata durante le cerimonie funebri e che sarebbe divenuta il simbolo della futura resurrezione di Cristo, il Re che trionfò sulla morte. Dopo un lungo cammino, i tre uomini giunsero alla città di Gerusalemme.


Prima dell'accensione la Casera è stata benedetta da Don Giuseppe come da tradizione.


“Igne natura renovatur integra”, “La natura è rigenerata interamente dal fuoco”, era un antico motto che confermava l’importanza del fuoco come elemento indispensabile per il rinnovamento della natura. Così in primavera la vegetazione si risveglia con i raggi del sole e l’uomo ricerca la fonte di calore per la sua stessa sopravvivenza. Un significato più spirituale è quello che riconosce al fuoco una funzione “purificatrice”, esso infatti fu anche elemento primordiale e fondamentale per tutti gli antichi riti magici e propiziatori.


Dalla osservazione del fuoco possono nascere emozioni e suggestioni singolari, soprattutto nella creatrice fantasia degli artisti. Quante creazioni letterarie o musicali hanno avuto vita ispiratrice da questo primordiale elemento! La tradizione della casera si rinnova ogni anno alla vigilia della festa dell’Epifania con l’accensione di centinaia di falò in tutte le nostre località.
Quest'anno la casera a causa del tempo piovoso dei giorni precedenti ha fatto molta fatica ad accendersi ed il fumo è stato il protagonista.
Con certezza anticamente questo era un rito propiziatorio, poiché innanzi al fuoco, si invocavano i buoni raccolti per la seguente stagione agricola. Si chiedeva principalmente abbondanza di pane e di vino. I partecipanti osservando la direzione delle faville, facevano previsioni per i prossimi raccolti: “ Se le favie le va a sera, de farina pien la caliera”, “Se le favie le va a matina, ciol su ‘l sac e va a farina”.

Tutto intorno intanto la festa continuava all'interno del capannone un super chiosco self service dove si poteva gustare l'ormai famosa porchetta con le castagne, un panino con la porchetta o con la salsiccia, una fetta di "mesetto" con la polenta e le patatine fritte.
Non mancavano inoltre il vin brulè oppure e il the accompagnati dalla tradizionale "Pinsa" offerti a tutti i partecipanti.
Durante tutta la festa ci si poteva iscrivere a "Viviamo Summaga" oppure rinnovare la propria tessera per l'anno 2010 appena iniziato.
Altri all'esterno del capannone hanno approfittato per acquistare gli ultimi biglietti della lotteria organizzata dal Gruppo AVIS di Summaga.


Dopo aver toccato terra la vecchina si è diretta sicura verso il palco dove dopo aver ricevuto i meritati onori ha iniziato la distribuzione delle calze ai bambini.
Le calze ai bambini dell'asilo sono state donate dall'Associazione Viviamo Summaga.

Finita la distribuzione delle calze è iniziata l'estrazione dei numeri della lotteria organizzata dal gruppo AVIS di Summaga .

Sul palco il Capogruppo dell'AVIS di Summaga Sig. Franco Lisandro, il presidente dell'Associazione "Viviamo Summaga" Sig. Stefano Goi, il Sig. Paolo Gonella,  un rappresentante della polizia municipale di Portogruaro a vigilare sulla regolarità dell'estrazione.
Ecco i primi 5 premi di questa edizione:

1° - Una settimana in Grecia per due persone

2° - Weekend benessere alle Terme Slovene persone

3° - Computer portatile

4° - TV Color LCD 32''

5° -  TV Color LCD 21''



Grande partecipazione di pubblico per la Casera 2010, nonostante la pioggia, che ovviamente ha influito  sulla buona combustione della Casera.


Vi lasciamo con queste belle immagini certi di avervi fatto trascorrere una serata in allegria e vi aspettiamo ancora più numerosi alla prossima edizione.





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Ad un certo punto però eccola ...... la Befana dalla sommità del campanile inizia a scendere verso la folla festante per portare le calze ai bambini.
La Befana è una vecchia brutta e gobba, con il naso adunco e il mento aguzzo, vestita di stracci e coperta di fuliggine, perchè entra nelle case attraverso la cappa del camino.
Infatti la notte tra il 5 e il 6 gennaio, mentre tutti dormono infila doni e dolcetti nelle calze dei bambini appese al caminetto.
Ai bambini buoni lascia caramelle e dolcetti, a quelli cattivi lascia pezzi di carbone.
La Befana è nell'immaginario collettivo un mitico personaggio con l'aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio.
La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.
L'iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate.
Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, a cavalcioni di una scopa, sotto il peso di un sacco stracolmo di giocattoli, cioccolatini e caramelle (sul cui fondo non manca mai anche una buona dose di cenere e carbone), passa sopra i tetti e calandosi dai camini riempie le calze lasciate appese dai bambini. Questi, da parte loro, preparano per la buona vecchia, in un piatto, un mandarino o un'arancia e un bicchiere di vino.
Il mattino successivo insieme ai regali troveranno il pasto consumato e l'impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto.
Nella società contadina , salvo rari casi, i doni consistevano in caramelle, dolcetti, noci e madarini, insieme a dosi più o meno consistenti (a insindacabile giudizio della Befana) di cenere e carbone, come punizione per le  marachelle dell'anno.